Breve vademecum su cosa sono i fanghi di depurazione
- EcoRete Lombardia

- 12 ott 2019
- Tempo di lettura: 4 min

Breve vademecum su cosa sono i fanghi di depurazione sparsi in agricoltura e come combatterli
Cosa sono i fanghi da depurazione.
Sono il residuo “palabile” (solido, ma ancora con grandi quantità di acqua), delle attività di depurazione civili e industriali. L’acqua depurata viene reimmessa nei canali e poco riutilizzata per usi agricoli (solo il 3%). I fanghi residui sono da smaltire. Se essiccati, essi hanno un forte potere calorico, per cui possono essere bruciati per produrre energia o calore. Essiccarli, tuttavia, ha un alto costo energetico. Dai primi anni ’90 la legislazione italiana prevede una soluzione molto più economica per gli impianti di depurazione, consentendone lo smaltimento-spandimento nei campi agricoli.
Va ricordato che tutti noi, con la bolletta dell’acqua, paghiamo non solo il consumo ma anche l’intero ciclo idrico integrati, ovvero il corretto smaltimento, a regola d’arte, dei fanghi di depurazione. I depuratori (pubblici) consegnano i fanghi ai cosiddetti “fanghisti”, gestori di rifiuti, i quali li trattano, li “arricchiscono” con altre sostanze (scarti e reflui zootecnici) e poi li consegnano agli agricoltori per spanderli nei campi come “fertilizzanti”.
Perché vengono sparsi nei campi agricoli.
I fanghi, miscelati con scarti e residui agricoli e di zootecnia, vengono “regalati” agli agricoltori quali “fertilizzanti”. Alcuni agricoltori riottosi vengono pagati per spandere sui terreni agricoli i fanghi. Questi contengono una gran quantità di fosforo e azoto (in quantità eccessive danneggiano le colture). Lo spandimento consente, in sostanza, di smaltire una gran quantità di scarti e rifiuti senza spendere nulla. Peccato che questi scarti, rifiuti, siano sparsi su terreni coltivati. Alcuni “fanghisti” si sono dotati di terreni propri per gli spandimenti. In non pochi casi, questi “agricoltori” guadagnano più con lo smaltimento dei fanghi che non con la produzione agricola. Sempre maggiore, considerati gli incentivi economici statali, è l’uso di porre i fanghi e altri scarti nei “digestori” per produrre biogas da depurare, in seguito, in biometano, il quale viene poi immesso in rete e lautamente retribuito. I residui della biodigestione, tanto per non cambiare, sono poi sparsi nei campi agricoli. Molto simili ai fanghi di depurazione, i “gessi di defecazione” non sono normati e rappresentano uno degli “escamotage” dei fanghisti per spandere sui campi scarti in totale deregulation.
Quali sostanze pericolose contengono.
Nel corso di un convegno, organizzato a Milano nel 2018, dal Gruppo CAP (gestione pubblica del ciclo idrico integrato in Lombardia), dal titolo entusiastico
“Fanghi di depurazione da rifiuto a risorsa”, un medico dell’Istituto milanese di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Ettore Zuccato, presentò la ricerca “Contaminanti chimici dei fanghi di depurazione: FARMACI e PFAS”. Oltre a sostanze pericolose note (ammoniaca, idrocarburi, fenoli, residui di cocaina, eroina, anfetamine, nicotina etc.) e metalli pesanti, il prof. Zuccato elenca:
•La presenza di farmaci e di altri contaminanti “emergenti” nei fanghi di depurazione è una tematica importante per le possibili ricadute sulla salute umana.
•Nelle acque reflue urbane sono presenti residui di prodotti farmaceutici (quali antibiotici, antinfiammatori, antitumorali, farmaci neurologici, cardiovascolari, gastrointestinali, ormoni estrogenici) (Castiglioni et al., 2006); prodotti chimici utilizzati per la cura della persona (quali disinfettanti, deodoranti, profumi, schermi UV), nonché sostanze perfluoroalchiliche, di derivazione mista domestica e industriale (quali PFOS e PFOA) (Richardson, Kimura, 2016).
•Molte di queste, dipendentemente dalle loro caratteristiche chimico-fisiche, sono adsorbite ai fanghi di depurazione, che possono quindi contenere concentrazioni anche elevate di queste sostanze attive (Wilkinson et al., 2017).
•L’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura potrebbe quindi equivalere a riversare queste sostanze sui terreni agricoli, con la possibilità di contaminazione degli alimenti vegetali che crescono sui terreni e delle acque di falda, per percolazione dal terreno (Wu et al., 2010).
Quali sono le alternative.
Esistono già sistemi rodati per ridurre considerevolmente la quantità di fanghi prodotta nei depuratori (fino all’80% e oltre. Fonte CNR). La diffusione di tali tecnologie e metodologie consentirebbe di non avere più le abnormi quantità attuali di fanghi da smaltire, risparmiando somme ingenti di fondi pubblici.
Tra le alternative vi è anche la pirolisi, ovvero il trattamento termico, poco energivoro, per essiccare i fanghi, provvedendo poi all’estrazione della struvite, ovvero del fosforo, minerale raro, prezioso e altamente fertilizzante. Il Governo Conte primo ha istituito la “piattaforma del fosforo” per raccogliere e valorizzare le esperienze più avanzate di estrazione del fosforo.
Cosa fare
Occorre opporsi allo spandimento nei campi agricoli dei fanghi da depurazione, estremamente molesti, irritanti e odorigeni. Occorre convincere gli agricoltori a non utilizzare i fanghi nelle proprie coltivazioni, se necessario provvedendo anche a non acquistare più i loro prodotti. I Sindaci e i Consigli Comunali devono approvare delibere di divieto di spandimento fanghi entro i 500 metri dalle abitazioni. Questa scelta, tuttavia, ha dimostrato la propria debolezza di fronte ai ricorsi al TAR opposti dai fanghisti. La strada maestra è quella di apportare una modifica al PGT, Piano di Governo del Territorio, inserendo i divieti di cui sopra.
I cittadini, mettendosi in rete e facendo sentire la propria voce alle autorità, possono incidere sulle scelte della pubblica amministrazione e indurre significativi cambiamenti. Il silenzio, oltre ad essere inutile, è anche complice.
Esistono dei moduli, predisposti dall’ARPA o anche da alcuni Comuni, per segnalare le molestie olfattive derivanti (anche) dallo spandimento dei fanghi.
Non è solo una questione di puzze. Nei territori invasi dai fanghi si muore di più di tumori (vedasi il pavese). Quindi la battaglia è per la salute pubblica e per tutelare la nostra casa: l’Ambiente.

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